a. s. 2022/23 Quando l’acqua cambiava colore 50 anni dopo


Era in 1970 quando il sottoscritto, al secondo anno di università a Padova fu chiamato ad insegnare nel doposcuola della Scuola Media “Giacomo Zanella” in quegli anni guidata dal Preside Prof. Salvatore Maugeri.

In questo doposcuola, nato da un’idea del Preside stesso, venivano chiamati un po’ tutti gli studenti universitari di Arzignano: era un modo per contribuire alle spese universitarie e, contemporaneamente, offrire ai ragazzi la possibilità di svolgere attività che al mattino, nelle ore curricolari, non avrebbero mai potuto essere svolte.

A quel tempo ero un grande appassionato di fotografia tanto da avere allestito, con altri amici, anche un piccolo laboratorio per lo sviluppo e la stampa di foto in bianco e nero.

In quel periodo di prepotente industrializzazione di Arzignano, nascevano concerie in ogni angolo della nostra città in modo repentino e anche disordinato e, mancando le infrastrutture necessarie, la via più logica per scaricare i residui della concia era il fiume Chiampo.

E per questo l’acqua del fiume cambiava colore quasi ogni giorno e a volte nel fiume stesso si sviluppava quella che sembrava una miscela di sapone tanto da far nascere una coltre di  vere e proprie bolle alte anche decine e decine di cm.

Il contrasto con lo stesso fiume Chiampo che nell’alta valle ospitava numerosi allevamenti di trote, pesce che vive solo in acque purissime, e mano a mano che si avvicinava ai grandi centri abitati di Chiampo e Arzignano diventava un concentrato di veleni, era stridente.

Così decisi di presentare ai miei alunni, questa attività didattica: fare un reportage fotografico del fiume Chiampo dall’alta valle fino ad Arzignano.

Era un modo per sensibilizzare i ragazzi nei confronti dell’ambiente e quindi verso la nostra salute.

I ragazzi furono entusiasti dell’idea, così come i loro genitori, dove tra l’altro, c’erano anche alcuni imprenditori conciari molto importanti.

Ricordo che facevo salire nella 600 di mio padre 4 ragazzi/e e si partiva per andare a Ferrazza e poi da lì sempre più verso valle.

Il mio gruppo del doposcuola era formato però da 8 ragazzi/e per cui potevo portare solo mezzo gruppo alla volta, con dei mugugni, da parte di chi restava in classe, sempre più evidenti.

Mi venne in soccorso il Preside Maugeri presentandomi il Prof Antonio Boscardin, già allora Guardia Ecologica, che ovviamente accettò con entusiasmo di affiancarmi nel progetto.

Così, con due automobili, potevamo anche portare tutti i ragazzi nelle varie tappe di documentazione che avevamo ideato.

Scattammo centinaia di fotografie che furono presentate a fine anno scolastico con una mostra interna alla scuola.

Le foto ebbero un grande successo tanto che ne parlarono i giornali e anche la tv.

L’anno dopo io non potei più seguire il progetto in quanto fui trasferito in un’altra scuola, progetto che fu alimentato dalla passione del Prof Boscardin che arrivò a mappare tutti gli scarichi da Ferrazza in poi.

Furono pubblicate anche delle dispense accuratamente rilegate e so che il progetto fu portato avanti ancora per anni dal Prof Boscardin con passione, competenza e senso civico!

A distanza di 50 anni sono rimasto appassionato di fotografia e appassionato di running.

Così girando camminando e correndo per Arzignano non ho potuto fare a meno di notare che le trote sono addirittura nelle rogge molto numerose nel nostro territorio.

Mi pare che questa sia la dimostrazione evidente del gran lavoro fatto in difesa dell’ambiente e come sia possibile coniugare una grande industrializzazione (tra l’altro conciaria) con il rispetto per l’ambiente!

Quindi volevo ripercorrere, come 50 anni fa, tutto il Chiampo, dalla sorgente situata a nord ovest del rifugio Bertagnoli, sotto il monte Gramolon, fino ad Arzignano per documentare com’era la situazione allora e quale sia oggi.

L’idea è proprio quella di fare una mostra con le foto di allora e con le foto di oggi, con le foto in bianco e nero di 50 anni fa con le foto a colori ad alta risoluzione di oggi.

Ci serviremo di tutto quello che la tecnologia di oggi ci mette a disposizione: fotocamere digitali, fotocamere subacquee e un drone fornito di una fotocamera ultima generazione.

Oltre alle foto contiamo di produrre anche un video che mostri, dall’alto, tutto il percorso del Chiampo.

Obiettivi

Questo progetto ha lo scopo di far raggiungere ai ragazzi i seguenti obiettivi generali:

  • Maggiore coscienza ecologica
  • Aumento della consapevolezza per la difesa dell’ambiente
  • Presa d’atto che nel nostro futuro industrializzazione e ambiente possano e debbano coesistere

Mentre gli obiettivi specifici sono:

  • L’obiettivo generale è quello di fornire ai ragazzi le nozioni di base sull’utilizzo dei droni, definendone le opportunità, i vincoli, con particolare attenzione per la sicurezza e facendo emergere eventuali propensioni su questa particolare tematica tecnologica
  • La normativa sull’utilizzo del drone italiana ed europea, Cenni normativa sulla privacy, La storia del volo, Come fanno gli aerei a volare? L’ala con esperimenti, gli elicotteri, Il drone, cioè il quadricottero ovvero muoversi in 3D. 
  • I sensori anticollisione
  • Il gimbal
  • Sistemi di navigazione: GPS e Glonass,
  • Elaborazione video
  • Elaborazione di foto